Cosa sono le ICO

ICO, è l’acronimo di “Initial Coin Offer” e corrisponde ad un lasso di tempo in cui avviene un’offerta di moneta (token) allo scopo di reperire i fondi necessari all’avvio di un determinato progetto o di una start-up.

A differenza delle IPO (Offerta Pubblica Iniziale) non vengono emessi dei titoli azionari ma dei token. Non esistendo un mercato ufficiale in cui questi titoli possano esser valutati e scambiati saranno trattati come una qualsiasi criptomoneta e quindi commercializzati attraverso le classiche piattaforme di exchange. Infine non esiste nemmeno un istituto che abbia la facoltà di vigilare sulla correttezza delle procedure di acquisto e/o sulla solidità delle aziende emettitrici.

Il successo di questo sistema di autofinanziamento è dovuto principalmente alla scelta di molti trader di investire in questi progetti, acquistandone la relativa moneta, allo scopo di profittare dal possibile aumento di valore che, il token, subirà nel medio/lungo termine. Inoltre, raccogliendo i fondi dai privati anziché dalle banche o altri non si dovranno dare garanzie e/o versare interessi in cambio.

I sottoscrittori di token non partecipano alla governance aziendale ma saranno lo stesso compartecipi di una serie di rischi come ad esempio il fallimento del progetto e quindi della possibile perdita di tutto il capitale investito. Invece, qualora i risultati aziendali fossero positivi, i titolari dei token, avranno la possibilità di liquidare la loro posizione, vendendo la criptovaluta sul mercato, così da incassare il guadagno maturato e in alcuni casi si potrà trarre profitto anche dalla distribuzione di “dividendi”.

Il fatto che questo sistema non sia regolamentato non solo lo rende altamente rischioso per l’investitore finale, ma in molti Paesi è stato utilizzato soprattutto per eludere i normali sistemi fiscali, infatti:

«La Banca Centrale cinese ha dichiarato illegale l’offerta iniziale di bitcoin (ICO) per raccogliere fondi ordinando di fermare tutte le attività di raccolta […] tutti coloro che hanno raccolto fondi attraverso l’offerta di bitcoin “dovranno rimborsare” gli investitori. La Banca Centrale Cinese aggiunge che le piattaforme di trading non possono convertire in bitcoin in valuta ufficiale.»1


1 ANSA, (04/09/2017), “Bitcoin: i paletti della Cina”




Rispondi

Questo sito web utilizza i cookie e chiede i utilizzare alcuni tuoi dati personali per migliorare la tua esperienza di navigazione.