Smart Contract

Nick Szabo1, già nel 1998, iniziò a parlare di contratti intelligenti, successivamente getta anche le basi di una moneta digitale chiamata BitGold e che per certi versi è molto simile al bitcoin.

Il protocollo ideato da Szabo prevede i seguenti processi2:

  1. Una stringa di bit contenente il problema computazionale da risolvere viene generata.

  2. Alice calcola sul suo computer una proof-of-woork basata sul problema di cui al punto uno. Il calcolo viene risolto attraverso una funzione prestabilita.

  3. La proof-of-woork di Alice riceve un timestamp (codice orario) sicuro. L’orario viene ricevuto attraverso un sistema distribuito, in maniera tale da essere più robusto contro tentativi di manipolazione e retrodatazione.

  4. Alice aggiunge la stringa proof-of-work con problema e la risoluzione al registro distribuitio per il BitGold (omologo al Ledger del Bitcoin).

  5. L’ultima stringa del registro fornisce la sfida per la stringa proof-of-woork successiva.

  6. Per verificare che Alice sia effettivamente la proprietaria delle monete che dice di avere, Bob (un altro utente) verifica la catena di titoli e stringhe nel registro di BitGold, ovvero verifica la catena delle transazioni precedenti.

  7. Per verificare il valore di una stringa di BitGold, Bob controlla i bit del problema appena risolto, la stringa proof-of-work e il timestamp.

Nella prima fase, quella dal 1998 al 2014, lo Smart Contract è sostanzialmente un protocollo di transazione automatizzato che esegue i termini di una variabile predefinita al verificarsi di una determinata condizione ma, in questa prima fase, il software non era abbastanza sicuro rendendolo così facile preda di attacchi hacker.

Nel 2014 il software “stand-alone” viene abbandonato e al suo posto viene adottata la Blockchain che, grazie soprattutto alla sua caratteristica più importante, l’inviolabilità del registro pubblico, ha colmato quella falla che per anni non aveva permesso agli Smart Contract di svilupparsi.

Gli Smart Contract sono sostanzialmente dei contratti digitali operanti nella sfera giuridico-patrimoniale tra due o più parti. Sono definiti Smart in quanto non necessitano di intermediari per esser scritti e/o resi operativi.

La logica di base è il protocollo IFTTT3 che è l’acronimo di: If This Then That ovvero (Se Questo (accade) Allora (fai accadere) Questo). Attraverso questa logica le variabili create si attiveranno automaticamente al sorgere di uno specifico evento, in pratica ad ogni condizione corrisponde un’azione.

Questo modello contrattuale snello, non prevedendo l’intervento di una terza parte, produce non solo un risparmio economico nell’immediato ma rende anche molto sicuro il rapporto tra le parti in quanto, una volta emesso, lo Smart Contract non potrà più esser modificato e, inoltre, sarà eseguito automaticamente al verificarsi di condizioni prestabilite senza l’intervento di una o più parti.

Per il loro funzionamento, questi contratti, hanno bisogno di token che permettono al sistema, e quindi alle variabili, di assumere delle posizioni registrate all’interno della Blockchain, questo token è l’ether.

E’ facile intuire che maggiori saranno gli Smart Contract presenti sul mercato e maggior valore acquisterà questa criptovaluta nel tempo.


1 Crittografo ed esperto di diritto, qualcuno ha cercato di dimostrare che sia lui il misterioso Nakamoto in quanto qualche anno prima della pubblicazione del codice Bitcoin, Szabo, aveva già pubblicato un codice che per certi versi potrebbe essere molto simile. Szabo, dal canto suo, ha smentito queste voci.

2 DE COLLIBUS F. M., MAURO R., (2016). Haching finance: la rivoluzione del bitcoin e della blockchain. Pagina 57-58

3 E’ un protocollo che permette la creazione di semplici catene di condizioni. Questo protocollo è stato reso pubblico da Linden Tibbets, Jesse Tane e Alezander Tibbets nel 2011. Fonte: www.ifttt.com.




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